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Ultras
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Lmwea'mwequltras o mwegultrà è un mwewtifoso fanatico di una mwfasocietà sportiva, generalmente appartenente ad un gruppo organizzatocite-ref-1[1]. Il fenomeno interessa gli mwgqsport di squadra come il mwggcalcio, la mwgwpallacanestro, la mwhapallanuoto e l'mwhqhockey.
Contents
• Storia
• Note
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Etimologia
Il vocabolo deriva dal prefisso mwiqlatino mwigultra, con il significato di "oltre", "più in là"cite-ref-2[2]. In un secondo tempo, nella mwjwFrancia mwkarivoluzionaria era impiegato come abbreviazione di termini quali mwkqultrarévolutionnaire, mwkgultrapatriote ecc., che designavano gli oltranzisti politici. Durante la mwkwRestaurazione si diffuse mwlaultraroyaliste, cioè "mwlqultra realista" in riferimento ai sostenitori irriducibili della mwlgmonarchia assoluta, mentre dalla metà del mwlwXX secolo mwmaultra ha assunto in mwmqfrancese il significato di nazionalista intransigente. In mwmgitaliano, nell'adattamento mwmwultrà, ha iniziato a coprire il significato di estremista politico e poi è passato a denominare il tifoso calcistico accanito affiliato ad un gruppo organizzato, autore di episodi di violenzacite-ref-3[3] e che segue regolarmente la propria squadra dai settori popolari dello stadiocite-ref-focus-4-0[4].
Caratteristiche
L’ultras è un sostenitore di una squadra sportiva che si caratterizza per l’appartenenza ad un gruppo organizzato di tifosi, avente come obiettivo quello di influire sull’esito della gara attraverso il sostegno vocale e scenografico; oltre al perseguimento del primato sul campo e sugli spalti, l’ultras punta ad ottenere anche la supremazia ricorrendo alla violenza fisicacite-ref-5[5]. Nel gruppo ultras sono presenti un senso di identità e comunità veicolati da attività simboliche peculiari, quali l’organizzazione di trasferte, l’allestimento di scenografie (dette "coreografie"), la partecipazione alle riunioni decisionali, la produzione di materiali per il tifo, gadget, strumenti di comunicazione e dall'organizzazione di eventi anche a scopo beneficocite-ref-soc-6-0[6]. Per l’ultras questo ruolo dinamico diviene un modo di vivere quotidiano, oltre che uno stile comportamentale dentro e fuori lo stadiocite-ref-russo-7-0[7].
Tale modello comportamentale, estesosi anche al genere femminile, è imperniato sull’indipendenza e autogestione dei gruppi nell’organizzazione delle varie attività, fattore che rinsalda il senso di appartenenza dei membri del gruppocite-ref-russo-7-1[7]. In esso sono presenti codici, regole e principi di vitacite-ref-russo-7-2[7], compresi quelli riguardanti il ricorso alla violenza (ad esempio: si affrontano solo gruppi omologhi, è vietato coinvolgere nei tafferugli persone estranee alla logica ultras, sono disapprovati i saccheggi di pubblici esercizi e i vandalismi gratuiti)cite-ref-soc-6-1[6]. Sono definibili come ultras anche alcuni soggetti che incarnano questa identità, ma che invece di essere coinvolti in un gruppo strutturato, agiscono in piccoli nuclei e vivono una forma di aggregazione più informale, oppure individui che per scelta non intendono associarsi ad alcun gruppo costituitocite-ref-russo-7-3[7].
Principale mezzo di espressione degli ultras sono gli striscionicite-ref-8[8].
Differenze con gli hooligan
I termini ultras e mwzqhooligan sono talvolta impropriamente utilizzati come sinonimi, sebbene questi ultimi si contraddistinguano più che altro per il comportamento segnatamente aggressivo fuori e dentro gli stadicite-ref-focus-4-1[4]. Prima fra tutte le differenze che spiccano è l'organizzazione dei gruppi ultras, contrapposta alla spontaneità dei nuclei di hooligancite-ref-williams-9-0[9]cite-ref-masiello-10-0[10] (detti mwcgcrew, mwcwmob o mwdafirm), meno strutturati, meno coordinati e dunque più difficili da controllare per le forze dell'ordine, in quanto vengono meno quei canali di negoziazione che spesso si creano con gli ultrascite-ref-masiello-10-1[10]. Se infatti gli hooligan riconoscono leader e figure di riferimento, sono però privi di quella struttura gerarchica che prevede anche una ripartizione di compiti e incarichi di varia natura caratteristica degli ultrascite-ref-11[11], i quali pianificano collaterali attività di socializzazione mutuate dalla politica, come innesco ad un sempre maggiore coinvolgimento della curvacite-ref-pu-12-0[12]. Anche la mansione del tesseramento attiva nei gruppi ultras, e volta ad incrementare il numero di affiliati, è un aspetto assunto dalla politica inesistente nelle tifoserie hooligancite-ref-pu-12-1[12]. Tra le formazioni ultras vi è una vivace partecipazione femminilecite-ref-masiello-10-2[10], riconducibile alla matrice mwiqcontroculturalecite-ref-pu-12-2[12], negata all'interno delle tifoserie mwjgbritanniche, mwjwolandesi e mwkascandinàvecite-ref-masiello-10-3[10]. Quanto alle rivalità, gli hooligan considerano come nemiche tutte le tifoserie diverse dalla propria, mentre gli ultras si rivelano ostili solo ad alcune ed anzi con altre creano rapporti di amicizia e di alleanzacite-ref-masiello-10-4[10]: in ciò è presente una forma di mwmqcampanilismo tipicamente italianacite-ref-masiello-10-5[10]. Tra i due modelli cambia anche la componente sociale: se gli hooligan frequentemente appartengono alla mwngclasse operaia, gli ultras hanno una componente interclassistacite-ref-masiello-10-6[10].
La sottocultura ultras
Il fenomeno ha dato origine anche ad una interpretazione specifica: i gruppi ultras sono considerati come mwpgsubculturacite-ref-13[13]cite-ref-14[14] dalla mwrwsociologia. Con questo termine si identifica un gruppo di individui accomunati da un determinato mwsastile di vita, da alcuni vocaboli mwsqgergali, dalla diffusione di certi capi d'mwsgabbigliamento. Essi hanno dimostrato di avere un proprio sistema di valori e una propria ritualità, oltre ad un peculiare modo di vivere lo stadio che non è lo stesso del tifoso comune. In tal senso possono essere intesi l'utilizzo della mwswviolenza contro le tifoserie rivali e l'accettazione di essa secondo codici di comportamento condivisi. Questa sottocultura, in alcuni casi, diventa mwtacontroculturacite-ref-15[15], così com'è capitato agli albori del fenomeno ultras tra gli anni sessanta e settanta.
Rivalità e amicizie
Ogni tifoseria o gruppo ultras considera come rivali un certo numero di altre tifoserie di altre squadre. Le rivalità, oltre all'astio e ai tafferugli che ne conseguono, possono avere diversa origine.
Il primo fattore è campanilistico, specialmente in paesi quali mwxaItalia e mwxqSpagna in cui vi è un forte orgoglio regionalistico o municipalistico. Oltre a tifoserie di squadre della stessa mwxgcittà, è molto comune il confronto fra i tifosi di formazioni provenienti da città vicine o province e regioni confinanti. Vi sono anche storiche rivalità di natura sportiva, sorte come conseguenza ad ingiustizie sportive subite o dopo che due squadre hanno condiviso una sorte simile all'inseguimento dello stesso obiettivo. Forti attriti si possono creare anche fra le tifoserie che sono ispirate da ideologie politiche contrapposte.
Oltre alle rivalità esistono però, come già detto, anche gemellaggi ed amicizie. Il primo gemellaggio tra due tifoserie ultras risale al 6 maggio mwya1973, tra gli ultras della mwyqSampdoria e dell'mwygHellas Veronacite-ref-16[16].
Storia
Le origini
I primi raggruppamenti di tifosi organizzatisi per intonare canti, partecipare a trasferte collettive e intimidire avversari e arbitri, denominati mw0gcrank dalla stampa, si fanno notare negli stadi mw0wstatunitensi del mw1abaseball tra gli ultimi due decenni del mw1qXIX secolo e i primi del mw1gXX secolocite-ref-17[17]cite-ref-18[18]cite-ref-19[19]. Il fenomeno del tifo calcistico violento invece fa la sua comparsa tra il 1880 e il 1885 nel mw4wRegno Unito, quando la polizia rileva tafferugli e rinviene persino armi improprie in alcuni impianti sportivi, ipotizzando la premeditazione di certi atti; nel 1889 in un verbale poliziesco viene utilizzato per la prima volta il termine in mw5alingua inglese mw5qmw5ghooliganismcite-ref-masiello-10-7[10]. In mw6wItalia il primo gruppo di tifosi organizzati si segnala nel 1931 a mw7aFirenze, quando alcuni sostenitori della mw7qFiorentina istituiscono formalmente l'mw7gOrdine del Marzoccocite-ref-20[20]cite-ref-21[21] che, forte di un ampio seguito, compone inni, distribuisce bandiere e materiale scenografico e allestisce treni speciali per seguire la squadra in trasferta. L'anno successivo, all'interno della mw9wtifoseria della mw-aLazio, si costituisce un'associazione di tifosi organizzata e gerarchizzata, la mw-qParanza Aquilotti, che in occasione del mw-gderby di Roma di quell'anno allestisce una scenografia allo mw-wStadio Nazionalecite-ref-22[22]. Successivamente il fenomeno esplode negli mwaqaanni cinquanta quando i primi tifosi di squadre di mwaqecalcio iniziano a riunirsi in gruppo, a mwaqiRoma, con mwaqml'Associazione Tifosi Giallorossi "Attilio Ferraris" e i mwaqqCircoli Biancocelesti 1951, e a mwaquTorino con i mwaqymwaqcFedelissimi Granata 1951. Contemporaneamente, in mwaqgGran Bretagna, il termine mwaqkhooliganism viene riscoperto ed applicato in riferimento alle bande afferenti a mwaqosubculture giovanili ribelli protagoniste di violenza e atti vandalici, come mwaqsskinhead, herbert e mwaqwrude boy, che presto si mescolano con le tifoserie calcistiche: il sostantivo hooligan viene così ad essere applicato sempre più frequentemente al tifoso calcistico violentocite-ref-masiello-10-8[10]. In Italia alcuni di questi stili si rafforzano in concomitanza con il mwaremovimento del Sessantotto, un'esperienza alla base della creazione di gruppi giovanili di strada all'interno dei quali si amalgamano subculture, politica, ribellismo e contrasto al sistema: uno di questi casi è quello degli ultrascite-ref-pu-12-3[12]. Infatti è di quel periodo la costituzione dei primi gruppi ultras: mwarymwarcCommandos Tigre e Fossa dei Leoni del mwargMilan, rispettivamente nel 1967 e 1968, seguiti dagli mwarkmwaroUltras Tito Cucchiaronicite-ref-23[23] della Sampdoria, dagli mwar8Ultras Granata del mwasaTorino, e dai mwasemwasiBoys - Furie Nerazzurre dell'mwasmInternazionale Milano nel 1969. Nello stesso anno i mwasqtifosi della mwasuCasertana, non ancora definibili come ultras, danno vita ad un'insurrezione denominata dai mass media mwasyla mwascrivolta del pallone.
Queste nuove strutture aggregative iniziano dunque a svilupparsi intorno alle grandi squadre dell'epoca: coinvolti sono per lo più adolescenti che prendono posto nei settori popolari degli stadi alla ricerca di una visibilità ed un protagonismo collettivi, espressi attraverso ampi striscioni recanti il nome del gruppo, grandi bandiere, insistente incitamento corale, ed individuali, manifestati attraverso un abbigliamento militante ricco di gadget con i colori della squadra come sciarpe e altri distintivi; si noteranno a breve i primi accenni coreograficicite-ref-soc-6-2[6]. Parallelamente nasce anche la competizione con i gruppi ultras di altre squadre.
Gli anni 70
«Lo stadio in quegli anni per noi è tifo, ma anche politica e violenza. Perché la politica e la violenza fanno parte della vita di tutti i giorni. E non è una giustificazione.»
(Stefano Greco, Faccetta biancoceleste)
Nel 1971 nascono a mwateVeronacite-ref-24[24] le mwatymwatcBrigate Gialloblùcite-ref-25[25] dell'mwatwHellas Verona, mentre l'anno successivo il fenomeno si estende alle metropoli dell'mwat0Italia centro-mwat4meridionale con la nascita di mwat8Boys e Fedayn della mwauiRoma e del mwaummwauqCommando Ultrà del mwauuNapoli. Dopodiché si propaga nel resto d'Italiacite-ref-26[26] anche nelle città di medie e piccole dimensionicite-ref-soc-6-3[6], travalicando l'ambito calcistico. In particolare, inizia ad affermarsi nella mwau4pallacanestrocite-ref-soc-6-4[6]: nel 1970 viene costituita la mwavmFossa Dei Leoni della mwavqFortitudo Bologna, e nel 1975 l'mwavuInferno Biancorosso della mwavyVictoria Libertas Pesaro.
Lo sviluppo del movimento ultras negli mwavganni settanta coincide con gli mwavkmwavoanni di piombo, un periodo della storia italiana caratterizzato da mwavslotta armata, violenza di piazza e mwavwterrorismo. Cosicché i ragazzi, risentendo del clima di generale violenza e partecipandovi, si abbandonano a veri e propri atti di guerriglia urbana prima, durante e dopo le partite, specie in occasione degli incontri più sentiti e partecipati. Gli effetti e l'influenza della violenza della società dell'epoca sono riscontrabili nei mwav0cori da stadio, nell'abbigliamento, nella simbologia riproposta dagli striscioni e dagli stessi nomi dei gruppi, spesso presi in prestito dalle manifestazioni e dai cortei politicicite-ref-27[27]cite-ref-cont-28-0[28]. Questo perché parecchi frequentatori delle curve sono soliti partecipare attivamente anche alle manifestazioni politiche: si tratta prevalentemente di esponenti della mwawysinistra extraparlamentare, in particolare di mwawcLotta Continua, che portano sulle gradinate degli stadi una visione antagonista del tifocite-ref-29[29]. Dai movimenti politici giovanili dell'epoca vengono mutuati l'abbigliamento da "guerrigliero metropolitano" in uso tra le formazioni di strada, diversi aspetti organizzativi e mwawwcontroculturalicite-ref-pu-12-4[12] e l'abitudine della riunione settimanalecite-ref-30[30]: le attività dei gruppi travalicano la domenica e diventano un impegno che si estende agli altri giornicite-ref-slas-31-0[31]. L'utilizzo di tamburi, sciarpe, striscioni, trombe, fumogeni colorati e torce di segnalazione, già adottati precedentemente sugli spalti, si intensifica e diventa un elemento caratterizzante le tifoserie organizzate, costituite da giovani e giovanissimicite-ref-ref-a-32-0[32], in maggioranza di età compresa tra i 15 e i 20 annicite-ref-masiello-10-9[10]. Compaiono, come elemento scenico, finte bare e croci per la simulazione dei funerali degli avversari sportivicite-ref-33[33]. A contraddistinguere gli ultras dagli altri sostenitori d'ora in poi sarà l'accostamento di tifo coreografico e violenza sistematicacite-ref-ref-a-32-1[32], indotta da chi già l'aveva sperimentata in ambito politico (sia a sinistra che a destra) e nei conflitti tra bande di quartierecite-ref-pu-12-5[12]. Muta però la forma di violenza negli stadi rispetto al passato: se prima i tifosi si accanivano contro gli arbitri o i pullman delle squadre avversarie ed erano soliti invadere il campo, negli anni settanta esplodono le rivalità geografiche e campanilistiche con un ricorso sempre maggiore all'offesa verbale e allo scontro fisicocite-ref-ref-a-32-2[32]. Nel corso del decennio, anche nelle curve degli stadi italiani, come in tutti i luoghi di aggregazione giovanile, si radicano la vendita e il consumo di mwazeeroinacite-ref-cont-28-1[28]. A metà anni settanta l'influenza del tifo britannico inizia ad ispirare esteticamente gli ultras, complici le immagini televisive e soprattutto i primi viaggi in mwazyInghilterra dei giovani italianicite-ref-pu-12-6[12]cite-ref-34[34].
Nel 1979 scuote l'opinione pubblica la morte del tifoso della mwaaaLazio mwaaeVincenzo Paparelli, colpito da un razzo antigrandine autoesplodente lanciato dalla curva occupata dalla tifoseria della Roma prima del mwaaiderby romanocite-ref-35[35]. Non si tratta tuttavia della prima vittima di una partita di calcio in Italia: nel 1963 Giuseppe Plaitano, mwaactifoso della mwaagSalernitana, morì colpito da un proiettilecite-ref-36[36]. Le pistole erano già state utilizzate dai tifosi almeno nel 1925 in occasione di una controversa mwaa0finale di campionato tra Bologna e Genoa conosciuta come mwaa4mwaa8scudetto delle pistolecite-ref-37[37], mezzo secolo prima della comparsa degli ultras.
Mentre negli anni 70 in mwabuGermania si diffonde una "cultura del tifo" ispirata all'hooliganismo britannicocite-ref-38[38], tra la metà del decennio e l'inizio degli anni 80 si assiste anche in mwaboSpagna alla nascita delle prime aggregazioni ultras, quali i mwabsBiris Norte del mwabwSiviglia nel 1975, i mwab0Las Banderas dell’mwab4Hércules nel 1977, gli mwab8Ultras Sur del mwacaReal Madrid nel 1980, seguiti dai mwaceBoixos Nois del mwaciBarcellona, gli mwacmUltras Boys dello mwacqSporting Gijón, la mwacuPeña Mújika del mwacyReal Sociedad e lmwacc'mwacgHerri Norte dell’mwackAthletic Bilbao nel 1981cite-ref-rodr-guez-39-0[39]cite-ref-pentayus-40-0[40].
Gli anni 80
Tra gli anni 70 e gli mwadqanni ottanta in Italia si mettono in evidenza anche formazioni femminili, spesso come sezioni dei gruppi principalicite-ref-slas-31-1[31]. Negli anni 80 gli ultras si segnalano anche nelle serie calcistiche inferiori e prendono piede sempre di più nella pallacanestrocite-ref-soc-6-5[6]: il fenomeno esplode e diventa di massa, con i gruppi che registrano una grande quantità di tesseraticite-ref-41[41]. Aumenta di conseguenza la presenza in trasferta e per animare le partite vengono realizzate vere e proprie scenografie sempre più spettacolari, abitualmente dette mwaeecoreografiecite-ref-tc-42-0[42]. La loro realizzazione diventa un punto qualificante per le tifoserie e tra di esse si accende la sfida per la messa in scena di quelle più notevoli attraverso bandierine, palloncini, teli e giochi pirotecnici, enfatizzando così la creatività e la grandiosità delle curvecite-ref-masiello-10-10[10]. Il miglioramento estetico è possibile grazie all'autofinanziamento dei gruppi, numericamente forticite-ref-soc-6-6[6]. Si moltiplicano anche i gruppi e di conseguenza gli striscioni che danno loro visibilità, mentre alcune delle formazioni più longeve iniziano a frammentarsi per opera di una nuova generazione attratta dall'estetica e dalla violenza più che dall'esperienza collettiva caratterizzante il movimento nel decennio precedente; in conseguenza di ciò le tifoserie diventano meno controllabili, salta il preesistente autocontrollo interno alle curve ed aumenta la frequenza degli scontricite-ref-43[43]. Nei tafferugli si diffonde l'uso delle armi da taglio, soprattutto tra gli ultras di alcune squadre metropolitanecite-ref-tc-42-1[42]. Il decennio si caratterizza per diversi gravi episodi di violenzacite-ref-soc-6-7[6], spesso luttuosi. Nel 1982 Andrea Vitone, quattordicenne tifoso della Roma, al ritorno da una trasferta, soffoca sul treno dove era scoppiato un incendio causato da un petardocite-ref-44[44]. Sorte analoga tocca ad un altro romanista, Paolo Caroli, quattro anni più tardicite-ref-ref-b-45-0[45]. Stefano Furlan, estraneo ai tafferugli del derby di mwagiCoppa Italia tra mwagmTriestina e mwagqUdinese del 1984, muore per le manganellate della poliziacite-ref-46[46]. Lo stesso anno muore anche Marco Fonghessi, tifoso di Milan e mwagkCremonese, accoltellato da un milanista che lo aveva scambiato per un ultras cremonese poiché indossava i colori di entrambe le squadrecite-ref-ref-b-45-1[45]cite-ref-47[47]. Nel 1988 l'ascolano Nazzareno Filippini perde la vita dopo l'aggressione di alcuni interisticite-ref-48[48]. Nel 1989 Antonio De Falchi, romanista diciottenne, muore d'infarto dopo l'agguato di un gruppo di milanisticite-ref-ref-b-45-2[45]cite-ref-49[49]. Due domeniche dopo, il quattordicenne Ivan Dall'Olio, sostenitore del Bologna, viene sfigurato da una molotov lanciata da un ultras della Fiorentina, anch'egli minorenne, contro il treno sul quale viaggiava parte della tifoseria mwah4emilianacite-ref-50[50]. Lo stesso anno il governo italiano introduce il mwaimDaspo (acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive)cite-ref-51[51] per contrastare la violenza intorno agli incontri sportivi.
Sul finire del decennio diventa comune accompagnare l'evento calcistico al consumo di droghe leggere, fattore visibile anche attraverso la simbologia presente su bandiere e striscioni dei gruppi.cite-ref-masiello-10-11[10]
Contemporaneamente, il modello del tifo organizzato italiano si espande decisamente in tutto il resto d'mwajqEuropa, soprattutto tra i mwajupaesi latini (mwajyFrancia, mwajcSpagna e mwajgPortogallo), dell'mwajkEuropa Centrale (mwajoSvizzera, mwajsAustria e mwajwGermania), e tra le repubbliche dell'ex-mwaj0Jugoslavia (mwaj4Slovenia, mwaj8Croazia, mwakaBosnia ed Erzegovina e mwakeSerbia).
Gli anni 90
In Jugoslavia, dove il fenomeno ultras si era diffuso negli anni 80, gli episodi di violenza verificatisi in occasione di una partita di calcio disputata a maggio del 1990 sono considerati prodromici della mwakqguerra civile scoppiata l’anno successivocite-ref-53[53]. Si tratta degli mwakkscontri tra le tifoserie di Dinamo Zagabria e Stella Rossa di Belgrado allo mwakostadio Maksimir di mwaksZagabriacite-ref-54[54]. Tra i croati mwalaBad Blue Boys della mwaleDinamo e i serbi mwaliDelije della mwalmStella Rossa si sfogano le tensioni mwalqnazionalistiche che stavano minando la mwalufederazione jugoslavacite-ref-55[55]cite-ref-56[56]. Non a caso, a sostenere i mwal4Bad Blue Boys accorrono la mwal8Torcida dell’mwamaHajduk Spalato e gli ultras dell’mwameHNK Fiumecite-ref-57[57], che seppur acerrimi rivali della Dinamocite-ref-58[58], intendevano opporsi alla presenza mwamoserba nella capitale della mwamsRepubblica Socialista di Croazia.
Successivamente, nel corso del decennio, all’interno delle tifoserie ultras delle principali squadre jugoslave vengono reclutati combattentii per le unità paramilitari, in particolare quella delle mwam0Tigri serbecite-ref-59[59] costituita da mwaniŽeljko Ražnatović, noto come mwanmArkan, autore di numerosi mwanqcrimini di guerra, che attingeva ai mwanuDelije della Stella Rossacite-ref-60[60]. Tra i primi ad arruolarsi nelle milizie croate vi sono invece gli ultras mwanospalatinicite-ref-61[61].
Negli anni 90 la popolarità del movimento ultras italiano è al suo apice: le scenografie sempre più spettacolari e complesse vengono spesso immortalate dai mediacite-ref-tc-42-2[42] e questa forma di tifo diventa fonte d’ispirazione tra i sostenitori calcistici di mwaoqIrlanda (ultras non violento o politico, tutto per il club), mwaouScozia, mwaoyPaesi Bassi e Germania. Con l'aumento dell'interesse verso il calcio in mwaocCanada, mwaogStati Uniti e mwaokAustralia sorgono i primi gruppi di tifosi organizzatisi secondo criteri, almeno esteticamente, ispirati agli ultras italiani ed mwaooeuropei. Lo stile coreografico italiano diventa così un punto di riferimento a livello mondialecite-ref-62[62]. Negli stadi di tutta Europa gli ultras diventano sempre più i veri protagonisti.
Nonostante ciò, inizia in Italia una crisi del movimento che porta a radicali cambiamenti nelle forme di aggregazione e nella tipologia di incidenti. Il Daspo introdotto nel 1989 non limita le violenze e nei cinque anni successivi aumentano i tafferugli, così ad ogni delitto da stadio il governo italiano reagisce emanando nuove leggi sempre più restrittive nei confronti degli ultras: sarà una costante per tutto il decenniocite-ref-storie-63-0[63]. Nel 1991 la repressione poliziesca convince i leader delle Brigate Gialloblù dell’Hellas Verona a decretare lo scioglimento del gruppo, seguito dai restanti della curva scaligeracite-ref-64[64]. I veronesi cambiano modo di tifare, adottando per primicite-ref-65[65] lo stile cosiddetto mwapwall’inglesecite-ref-66[66] che si contraddistingue per maggiori spontaneità ed informalitàcite-ref-williams-9-1[9]. Si avvia così una rottura dei consolidati paradigmi ultras, sia a livello preparatorio che estetico, dando vita ad un tifo prevalentemente vocale in cui spicca l’assenza di organizzazione di trasferte e cortei, simboli, gadget dei gruppi, tamburi, scenografie pianificate e striscioni, sostituiti da stendardi a due astecite-ref-67[67]. In seguito, viene sciolta la mwaqkFossa dei Grifoni del Genoa a causa del rigore della polizia e di un mutato clima negli stadicite-ref-68[68]. Da quel momento si registra la dissoluzione di varie affermate compagini ultras che iniziano a conformarsi allo stile inglese, come quella mwaq4padovanacite-ref-69[69]. Si afferma anche un tifo “misto”cite-ref-tc-42-3[42], che ad un’organizzazione tipica del modello ultras italiano, ancora visibile sotto il profilo scenografico, unisce gli stendardi e i cori incessanti di stampo britannico, come nel caso degli mwarcmwargIrriducibili della Laziocite-ref-70[70]cite-ref-71[71]cite-ref-72[72].
L’aggregazione veicolata dai gruppi di massa viene meno in particolare per sfuggire all’intenso controllo poliziesco e dunque nascono gruppi numericamente contenuti i cui membri rinsaldano i propri legami in base ad una serie di valori ed idee, anche politiche, che li accomunanocite-ref-storie-63-1[63]. Questa frantumazione delle curve poco alla volta favorirà il fenomeno mwasocasualcite-ref-storie-63-2[63], anch'esso di origine britannicacite-ref-73[73]. Al contempo si nota un aumento di episodi razzisti e si mettono in luce nuove formazioni schierate politicamente all’mwatmestrema destracite-ref-storie-63-3[63].
Nel 1993 Celestino Colombi, un passante che transita nei pressi dello mwatkstadio di Bergamo, muore d’infarto al termine di Atalanta-Romacite-ref-74[74]: ad essergli fatale è una carica della polizia nella quale è accidentalmente coinvolto seppur estraneo all’evento sportivocite-ref-75[75]. L’accaduto porta ad una presa di coscienza di molte tifoserie, che reagiscono esponendo lo stesso striscione di protestacite-ref-76[76]. Una vera collaborazione tra gruppi, divisi tra rivalità geografiche, sportive e politiche è ancora difficile da concretizzarsicite-ref-tc-42-4[42] ma un importante tentativo di autoregolamentezione del movimento si avrà con il raduno nazionale al quale partecipano circa tremila persone in rappresentanza di 38 tifoseriecite-ref-77[77], organizzato a mwau4Genova, dopo l’omicidio di Vincenzo Spagnolo, genoano ucciso a coltellate da un milanista il 29 gennaio 1995cite-ref-78[78]. Da un documento conclusivo emerge una condanna all'utilizzo di armi da taglio durante gli scontri e alle aggressioni di molti a danni di pochi, auspicando un ritorno ai vecchi codici di comportamento ultras.
Tuttavia, con l’inasprimento delle misure repressive da parte dello Stato italiano aumentano parallelamente gli scontri tra tifoserie e forze dell’ordinecite-ref-storie-63-4[63].
Anni 2000
Negli mwavoanni 2000 i gruppi ultras hanno continuato a rappresentare una delle componenti più importanti del mondo del calcio, avendo a loro disposizione sedi e diffondendo le loro comunicazioni attraverso mwavssiti web, social network e libri, riviste autoprodotte (le mwavwmwav0fanzine). In risposta alla radicale trasfigurazione commerciale del mondo del calcio iniziata nei primi anni '90 e che ha portato allo stravolgimento degli abituali orari delle partite in base alle esigenze delle mwav4pay-tv ed al forte aumento del costo dei biglietti dello stadio, gran parte del movimento ultras italiano ha dato vita a una serie di iniziative di protesta. È in questo decennio che, di pari passo con la dura repressione legislativa avviata dallo Stato italiano già nella seconda metà degli anni 90, si intensifica la violenza ultras contro le istituzioni, in particolare contro la poliziacite-ref-masiello-10-12[10].
Nel 2004, in occasione dell'mwawqCampionato europeo di calcio, si crea un gruppo di ultras che segue attivamente la mwawuNazionale di calcio italiana, i cosiddetti mwawyUltras Italia, sul modello di quanto avviene già dagli mwawcanni ottanta in altre nazioni (quali Inghilterra, Germania, mwawgPaesi Bassi)cite-ref-79[79]. Quasi tutti gli appartenenti risultano ideologicamente vicini all'mwaw0estrema destra, sebbene i rapporti della mwaw4Digos neghino un'identificazione diretta con gruppi politicicite-ref-80[80]. L'organizzazione prevede l'esposizione allo stadio di stendardi tricolori riportanti il nome della città di provenienza e l'assenza di una mwaxmleadership ben definita, a differenza di quanto avviene nei gruppi di clubcite-ref-81[81]. Il gruppo assurge alle cronache in mwaxgBulgaria nel mwaxk2008cite-ref-82[82] a causa degli scontri con gli mwax4hooligan bulgaricite-ref-83[83] e dell'ostentazione dell'ideologia fascistacite-ref-84[84]. Negli anni successivi gli Ultras Italia si renderanno ancora protagonisti di altri episodi di violenza e discriminazionecite-ref-85[85]cite-ref-86[86].
Dopo la morte dell'ispettore mwazaFilippo Raciti, durante gli mwazescontri tra catanesi e polizia avvenuti in mwaziCatania-mwazmPalermo del 2 febbraio mwazq2007, vi è stato un ulteriore inasprimento delle misure di controllo e repressione del tifo organizzato. La nuova legge "anti-ultras" ha stravolto ancora una volta il mondo delle curve italiane. È stata vietata, in realtà con una semplice direttiva dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, l'introduzione di striscioni, di qualsiasi tipo e dimensione, senza autorizzazione; sono state inasprite le pene per tutti i reati da stadio, comprese quelle per l'utilizzo di fumogeni e petardi (con possibilità di arresto per gli utilizzatori). Da allora, inoltre, il Daspo può essere anche preventivo (cioè un soggetto che ha tenuto un comportamento pericoloso per la sicurezza pubblica, ancorché non costituente reato, può comunque essere sottoposto a Daspo) e molte altre norme repressive.
Il rapporto con la politica
I primi gruppi ultras sono sorti tra la fine degli anni '60 e l'inizio del decennio successivo, periodo in cui i giovani esprimevano una forte partecipazione attiva alla vita politica, spesso in forme apertamente contestatarie e molto violente. Da allora molte curve e gruppi ultras hanno assunto una precisa connotazione ideologica, quasi sempre votata all'estremismo (sia di mwazcsinistra che di mwazgdestra). Diversi sono anche i gruppi e le intere curve che si dichiarano apolitiche. Se all'inizio del movimento erano le manifestazioni politiche ad avere avuto un forte impatto sulla creatività degli ultras, tanto che questi portavano allo stadio gli slogan dei cortei, ora avviene un fenomeno inverso. Grazie ad una certa esposizione mediatica e ad un notevole afflusso negli stadi, capita frequentemente che diversi cori scanditi nei cortei politici vengano intonati sulle note di celebri inni da stadio. L'estremismo politico presente in molte curve, di destra quanto di sinistra, ha portato alla comparsa di cori e striscioni riconducibili all'mwazkantisemitismocite-ref-87[87]cite-ref-88[88], all'elogio di dittatori quali mwa0iAdolf Hitlercite-ref-89[89], mwa0cBenito Mussolinicite-ref-90[90] e mwa0wStalincite-ref-91[91], all'apologia di mwa1efascismo e mwa1inazismocite-ref-92[92] e alla derisione delle vittime dei mwa1cmassacri delle foibecite-ref-93[93]. In Italia le autorità hanno reagito vietando i messaggi politici sugli striscioni e impedendo la riproduzione di qualsiasi simbolo politico su ogni tipo di vessillo, onde evitare lo scontro fisico tra due tifoserie ideologicamente contrapposte.
Visto il carattere popolare, le curve sono talvolta state viste e strumentalizzate come bacino elettoralecite-ref-94[94].
La reazione delle istituzioni
A partire dalla fine degli anni '90 in Italia, ma non solo, lo Stato ha introdotto misure volte a reprimere il fenomeno della violenza negli stadi. Ciò nonostante, si sono verificati scontri violenti tra polizia e ultras. In alcuni casi gli ultras di squadre da decenni rivali si sono federate in manifestazioni contro la Polizia. Un esempio è il corteo comune tra milanisti, interisti, atalantini e bresciani dopo la morte di mwa2mGabriele Sandri, tifoso laziale ucciso in autostrada da un poliziotto con un colpo di pistola.
Strumenti di controllo
Una netta accelerazione al processo di contrasto del “fenomeno ultras” è stata data attraverso l'introduzione del mwa2gDaspo, della cosiddetta mwa2kTessera del tifoso e del divieto di trasferta per molte delle partite ritenute a rischio scontricite-ref-95[95]cite-ref-96[96]cite-ref-97[97]cite-ref-98[98]cite-ref-99[99].
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Film
Documentari
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• Roma, Commando Ultrà Curva Sud (1980)
• Mentalità ultras (di Ivano De Matteo, mwb142000)
• Farebbero tutti silenzio (di Andrea Zambelli, mwb2q2001)
• mwb2yUltras nel mondo: curve infuocate (mwb2c2007)
• E noi ve lo diciamo (di Gianluca Marcon, mwb2k2011)
• Ragazzi di Stadio, Ultras Modena (di Matthieu Agosta, mwb2s2016)
• Ragazzi di stadio. Quarant'anni dopo (di mwb20Daniele Segre, mwb242019)
Voci correlate
• mwb3iCoro da stadio
• mwb3qDaspo
• mwb3yDerby (calcio)
• mwb3gHooligan
• mwb3oTifo sportivo
• mwb3wTessera del tifoso
• mwb34Violenza
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